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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA: TESORO DA NON PERDERE

 

Se vi trovate a passare per il quartiere medievale di San Pellegrino a Viterbo, vi consiglio di non perdere la visita ad una preziosa chiesa romanica quale è Santa Maria Nuova, che spesso resta inosservata in quanto viene a trovarsi davanti agli occhi solo dopo aver svoltato per un paio di vicoli.

 

Le prime notizie dell’edificio risalgono al 1080. Colpisce subito l’occhio, sul lato sinistro della facciata, il pulpito da cui, come vuole le tradizione, predicò San Tommaso d’Aquino nel 1266.

 

Si entra dal portale principale e l’effetto è quello comune che si ha entrando in altre chiese viterbesi dello stesso periodo: maestosità, austerità e fascino. Tre navate divise da colonne arricchite con preziosi capitelli di differente fattura; soffitto a capriate ricoperto interamente da pianelle in terracotta dipinte a tempera tra il 1460 e il 1490; angusta cripta semicircolare, tra le più antiche della città; affreschi che rappresentano una preziosa testimonianza della pittura viterbese di tre secoli, dagli inizi del Duecento alla fine del Quattrocento.

 

Nella navata sinistra si ammira la Crocifissione di Matteo Giovannetti, grande artista e pittore di corte presso la Curia al Palazzo papale di Avignone.

 

Nella prima cappella di destra altra Crocifissione del Balletta che, in pieno quattrocento, mantiene viva la cultura gotica. Ancora il Balletta lo ritroviamo nella terza cappella di sinistra, con la Madonna in trono con Bambino, dove la solenne compostezza della Madonna contrasta col movimento dinamico del Bambino.

Dal linguaggio gotico si passa a quello rinascimentale e di matrice toscana con Antonio del Massaro detto il Pastura che, nella prima cappella di sinistra, lascia l’affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo.

Nell’abside di sinistra è collocata la tavola del Salvatore, di scuola romana del XIII secolo, una delle icone più antiche della città, con ai lati la Madonna e San Giovanni e negli sportelli San Pietro e San Paolo. Secondo la tradizione il pregevole trittico venne ritrovato in modo prodigioso nel 1283 in una cassa sepolta in un campo durante i lavori di aratura.

Uscendo, sulla sinistra, si accede al chiostro della chiesa, erroneamente definito longobardo, più probabilmente nato con la chiesa alla fine dell’ XI secolo.

 

 

Una deliziosa stradina di archi rimette su via San Lorenzo e permette di proseguire la passeggiata alla scoperta di altri tesori della città!

 

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